Cosmo, alla lettera, corrisponde a qualcosa che differisce da universo. L’universo significa “il tutto raccolto in un’unità”. Far parte di un universo significa appiattirsi in esso, integrarsi nelle sue increspature, diventare parte del tutto che in esso è compreso. Cosmo, invece, significa che le cose sono state avvicinate fino a farle perfettamente combaciare: tessere fittamente incastrate, ordinate in una legge solida ed elegante. L’armonia è la colla con cui questi tasselli si legano l’un l’altro: il cosmo è davvero il giusto ordine delle cose, l’armonica e pura visione del bello rivelato. La parola cosmesi ci suggerisce quanto la bellezza sia essenziale nell’etimologia di cosmo. Senza cosmo è una maledizione. Tempo fa, lo ricordo bene, sognai di essere aggredita da un branco di leonesse. Nel sogno venni difesa, involontariamente, da qualche bufalo rabbioso, dalla cieca rabbia degli animali in rivolta contro i grandi felini. Al centro, davanti a me, c’era una vasca cubica colma d’acqua — specchio immobile e luminoso — e sopra la vasca volavano grandi farfalle colorate. So di sicuro cosa mi suggerisse quel sogno, ma qui voglio allacciarmi a Hillman, al suo leone interiore.
“No, il cuore va pro-vocato, fatto uscire, che è appunto l’etimologia che Marsilio Ficino dà della bellezza: kallos, dice, viene da kaleo, «provocare». [...] La bellezza deve essere provocata alla vita con il furore, la rabbia estrovertita, perché i cuccioli del leone nascono inanimati, come la nostra pigra acquiescenza politica, il nostro carnivoro stordimento davanti al televisore: la paralisi per la quale il pharmakon di Paracelso era l’oro, il metallo del leone. Ciò che nel cuore è passivo, immobile, addormentato crea un deserto, e il deserto può essere curato soltanto dal suo stesso principio parentale, che esprime con un ruggito l’accudimento capace di ridestare alla vita. [...] Gli Dei appaiono in forma di animale, sicché l’animale naturale è già divino; mentre invece l’animale che è stato umanizzato ha perduto la sua divinità creaturale. Il nostro leone infuria e il nostro zolfo brucia; il nostro sangue è divorato dai leoni. Perciò noi non possiamo lasciar scatenare il nostro furore estetico nella sua forma elementare. [...] Qualunque spiegazione del pensiero del cuore deve dare conto anche delle illusioni del cuore: del fatto che ci innamoriamo della persona sbagliata, che ci piacciono cose di cattivo gusto, che seguiamo false bandiere, alleviamo traditori, rimaniamo fedeli a codici vuoti; spacconeria, kitsch: anche questi sono segni del leone.”
(James Hillman, L’anima del mondo e il pensiero del cuore)
«Ruggisce il leone al deserto infuriante.» (Wallace Stevens)
